03 Apr

Il turismo sanitario, un fenomeno sia italiano che mondiale, che coinvolge adulti e bambini

L’Italia è un Paese diviso in due anche da un punto di vista sanitario. Al Sud la vita è più breve, rispetto al Nord

Il mondo della sanità, o per meglio dire, il sistema sanitario e la sua collocazione territoriale potrebbe essere osservato con l’utilizzo di due lenti di ingrandimento, di cui la prima utilizzata per guardare quanto accade nel nostro Paese, la seconda per osservare un fenomeno più ampio che è quello del turismo terapeutico sempre più in larga espansione.

Purtroppo, per quanto riguarda L’Italia, viaggiare per curarsi, spesso diventa una scelta obbligata, soprattutto per quanto riguarda le persone del Sud, costrette ad emigrare anche per assicurarsi una maggior tutela sanitaria. Quello che spesso non si dice infatti è che, al Sud, si vive di meno, nelle regioni meridionali la vita in media è di 79,5 anni per gli uomini e 83,9 per le donne, mentre nel centro Italia, l’aspettativa di vita è di 81 per gli uomini e 85,2 per le donne. Al Nord, addirittura, si sale ancora, le donne infatti hanno un’aspettativa di vita pari a 86 anni.

Non solo, oltre il 30% dei malati oncologici del Sud, per sperare in un’aspettativa di vita più lunga, si curano al Nord. Questo perché le migliori strutture oncologiche italiane sono tutte collocate nel centro nord del Paese. Tanto per fare degli esempi per la cura del tumore del polmone, la prima struttura ospedaliera italiana è l’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove vengono effettuati 572 interventi, seguita dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e dal Careggi di Firenze. Per non parlare, poi, delle cure che vengono riservate ai bambini dove, è cosa nota, l’eccellenza è rappresentata dal Bambin Gesù Di Roma. Secondo Save the Children, le migrazioni pediatriche sanitarie, dal sud verso il centro nord, ed in particolare, per l’appunto, come già detto, verso l’ospedale Bambin Gesù, sono sempre più ampie, al punto da coinvolge quasi un terzo dell’intera popolazione di bambini e adolescenti del Sud bisognosi di cure pediatriche. Quindi, anche per quanto riguarda il sistema sanitario, stiamo parlando di un Paese con due velocità e due profonde e diverse realtà.

Nel rapporto promosso dalla SVIMEZ (l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel mezzogiorno) in collaborazione con Save the Children, presentato a Roma nello scorso mese di febbraio, sì è posta l’attenzione proprio su questa palese ed inaccettabile ingiustizia, che discrimina le persone del Sud, ed in particolare i più giovani, rispetto a cittadini del centro e del nord Italia. In merito, nel presentare l’iniziativa, i promotori hanno sottolineato quanto segue: “Poter usufruire di cure adeguate, può essere condizionato dalla Regione in cui si vive? La prospettiva di vita in buona salute di un bambino che vive in Calabria può essere diversa da quella di un bambino che vive in Trentino? La mobilità sanitaria obbliga troppe persone, inclusi bambini e bambine, a spostarsi per cercare la garanzia del diritto alla salute. Al Sud i servizi di prevenzione e cura sono più carenti, minore la spesa pubblica sanitaria, più lunghe le distanze da percorrere per ricevere assistenza, soprattutto per le patologie più gravi. Aumentare la spesa sanitaria è la priorità nazionale. Andrebbe inoltre corretto il metodo di riparto regionale del Fondo Sanitario Nazionale per tenere conto dei maggiori bisogni di cura nei territori a più elevato disagio socioeconomico. L’autonomia differenziata rischia di ampliare le disuguaglianze nelle condizioni di accesso al diritto alla salute.”

Secondo i dati Istat, che Save the Children ha sottolineato, per ribadire l’incidenza della differenza territoriale sulla salute, il tasso di mortalità infantile, entro il primo anno di vita è di 1,8 decessi ogni 1000 nati in Toscana, ma è di 3,3 in Sicilia e di 3,9 (ossia oltre il doppio) in Calabria. Numeri che fanno oggettivamente indignare e riflettere sull’inaccettabile sistema sanitario nazionale, vigente oggi nel nostro Paese.

Trattando invece il tema del turismo terapeutico, iniziamo col dire che è sostanzialmente dovuto a due ragioni: la prima di carattere economico; la seconda di opportunità mediche offerte, come accade in Italia, da strutture e specialisti sparsi per il mondo. Fatta questa premessa, per seminare il fenomeno guardiamo all’Unione Europea dove, in una virtuale classifica di tutti i Paesi che la compongono, l’Italia si colloca dietro Germania, Francia e Polonia, quindi, al quarto posto. Una posizione di rilievo, considerato che il ricavo complessivo su scala europea è di 46,9 miliardi di euro, un importo di tutto rispetto che incide in modo estremamente significativo sul PIL della UE ed in particolare, per quanto riguarda il nostro Paese, dove tutti coloro che vengono in Italia per curarsi spendono in media 1.400 euro, il ricavo totale è addirittura superiore del 28% rispetto alla media continentale. Parliamo quindi di un vero business, che consente al nostro Paese lauti guadagni.

Discorso diverso riguarda invece la tutela della salute da possibili infezioni, per coloro che viaggiano e che, di conseguenza, rischiano di contrarre delle infezioni che, una volta tornati nel Paese d’origine, potrebbero trasmettere alle persone con le quali hanno dei contatti. In questo senso, come sappiamo, è stato estremamente indicativo il fenomeno del Covid-19. Ragion per cui, l’Istituto Superiore di Sanità, con riferimento alla salute in viaggio, offre alcuni spunti fondamentali, per ridurre il rischio di ammalarsi o di avere incidenti mentre ci si trova all’estero, l’ideale, precisa l’Ente: “è rivolgersi al proprio medico 4-6 settimane prima di partire. Tra i fattori generali da considerare ci sono:

  • malattie o disturbi preesistenti
  • stato vaccinale (inclusa l’eventualità di vaccinarsi contro malattie endemiche nella destinazione di viaggio)
  • allergie a cibi o farmaci
  • prescrizioni mediche in corso
  • eventuali viaggi già fatti.

A seconda della meta del viaggio, bisogna poi considerare tutti quelli che possono diventare fattori di rischio:

  • alimenti e acqua, spesso non accuratamente depurata in molti Paesi del mondo
  • condizioni ambientali a cui l’organismo non è abituato (altitudine, siccità, temperature troppo elevate)
  • presenza di parassiti nell’ambiente e negli animali con cui si può venire a contatto (da insetti a diversi invertebrati, fino al pollame)
  • comportamenti sessuali che possono aumentare il rischio di trasmissione di infezioni.

Anche le caratteristiche del viaggio e della destinazione sono importanti: itinerario, luogo e durata della permanenza, condizioni igieniche, motivo del viaggio (turismo, affari, studio, missione umanitaria, ecc), stagione dell’anno, possibili esposizioni a fattori di rischio, epidemie in corso.

Ci sono poi alcune categorie di persone particolarmente vulnerabili, che richiedono un’attenzione maggiore durante la vista: bambini, anziani, donne in gravidanza e individui immunocompromessi, ma anche persone che si apprestano a fare un viaggio avventuroso.”

Sabrina Greci

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