10 Set

Vi siete chiesti cosa state mangiando?

Il cibo ultraprocessato e i danni per la salute

Noi Italiani siamo fortunati. Abbiamo una delle cucine più sane e più apprezzate del mondo, ma l’invasione del cibo ultraprocessato sta influenzando anche le nostre abitudini alimentari

Siamo entrati nell’era della nuova alimentazione e ingurgitiamo cibo industriale ultra processato che va sostituendo ingredienti tradizionali con prodotti più economici con additivi, stabilizzanti, emulsionanti, gomme, lecitina, glucosio, coloranti, addensanti, aromi e olii di diversa natura. Oggi ne mangiamo in quantità massicce“: queste le parole del medico Chris van Tulleken, virologo e divulgatore scientifico inglese, che lavora presso lo Hospital for Tropical Diseases di Londra, un ospedale specializzato in malattie tropicali che fa parte dell’University College London Hospitals NHS Foundation Trust ed è associato all‘University College London e alla London School of Hygiene & Tropical Medicine.

Il dottor van Tulleken si occupa da tempo di fare ricerca sugli effetti dei prodotti delle multinazionali sulla salute umana, con particolare attenzione all’alimentazione infantile e ci consiglia, vivamente, di continuare a cucinare noi per i nostri figli, utilizzando alimenti presenti in natura (carne, pesce, frutta e verdura) ma anche pasta e pane, perché solo questa è un’alimentazione sana!

Cosa è il cibo ultraprocessato

Per cibo ultraprocessato si intende una categoria scientifica di alimenti che ha subito numerosi processi di trasformazione industriale e che contiene un elevato numero di ingredienti aggiunti, quali additivi alimentari, conservanti, zuccheri e grassi che servono ad aumentare la conservabilità o a potenziare il gusto. Inoltre, il cibo ultraprocessato, si contraddistingue per una lunga lista di ingredienti, quasi sempre di origine chimica o non presente in natura, e quindi non usati per le preparazioni casalinghe. Parliamo di: emulsionanti, stabilizzanti, gomme, lecitina, glucosio o sciroppi vari, coloranti, addensanti, aromi e oli di diversa natura (colza, palma, cocco etc, e molti altri grassi idrogenati). Queste preparazioni sono realizzate mediante una lunga serie di processi che necessitano di attrezzature e tecnologie sofisticate e perciò ad uso esclusivamente industriale.

Ma perché l’industria ha bisogno di questi ingredienti?

Perché l’industria ha necessità di velocizzare i processi di lavorazione e di massimizzare i risultati. Per fare un esempio semplice, quando prepariamo una torta in casa, occorrono tempo e sforzo per amalgamare lo zucchero con le uova. Per l’industria, che non può permettersi di perdere tempo, si rende necessario velocizzare questo processo utilizzando sciroppi di glucosio o altri, che sono composti già liquidi in partenza e quindi facilmente emulsionabili con altri ingredienti. Bisogna comprendere che questi zuccheri non esistono in natura, ma sono ottenuti in laboratorio ed hanno un altissimo potere glicemizzante. Questi cibi hanno tutte le caratteristiche per essere commercializzati facilmente dalla grossa industria perché sono alimenti comodi, già pronti all’uso, poco costosi e facili da mangiare.

Il problema è che costa poco

Prendiamo ad esempio il pane. Un buon pane, lievitato naturalmente, contiene solo 4 ingredienti: acqua, sale, farina e lievito naturale e non lo si trova proprio a buon mercato. I costi possono variare dai 3 ai 10 euro circa al chilo (a seconda della regione e dei grani utilizzati). Il pane che invece troviamo nei supermercati, in special modo quello confezionato, può contenere fino a 15 ingredienti e costare molto meno.

Ma il problema non riguarda solo il pane. Esiste un tale assortimento di cibi ultraprocessati la cui comodità, l’esiguità del prezzo e il bombardamento pubblicitario, inducono a mangiarli con leggerezza, senza pensarci troppo.

Ma non è un bene perché, in tal modo, facciamo più spuntini, mastichiamo poco (sono cibi quasi sempre resi morbidissimi dalle gomme aggiunte) e più rapidamente, quindi mangiamo più del necessario!

Oltretutto, questi ingredienti aggiunti (coloranti, addensanti, conservanti, emulsionanti, amidi modificati) favoriscono la proliferazione di batteri infiammatori dell’intestino e danneggiano il microbiota. In ultimo, possiedono un’altissima densità calorica perché ricchi di grassi e zuccheri ma poveri in fibre, favorendo l’aumento ponderale.

Obesità e cibo ultraprocessato

Ci sono dati che affermano quanto l’obesità sia in aumento in tutta Europa, dalla Scandinavia all’Italia meridionale. Esistono elementi inconfutabili che ci dicono che l’aumento di peso nei bambini non dipende solo dalla sedentarietà (mancato sport e uso eccessivo di videogiochi) ma dal consumo eccessivo di cibo con alta percentuale di zuccheri, grassi, sali e additivi.

Un esempio tipico è rappresentato da una tipologia di cereali (di cui non faremo il nome) da aggiungere nel latte.

Anche se non ce ne rendiamo conto, sono un assemblaggio di tutto ciò che i minori dovrebbero evitare: sciroppo di glucosio, zucchero, sale, estratto di malto d’orzo, aromi, rientrando a pieno titolo nella definizione di cibo ultraprocessato.

E i bambini non ne mangiano pochi anzi, se non glieli togliamo dalla tavola, si servirebbero a volontà.

Ambiente e cibo ultraprocessato

Questo tipo di sistema alimentare, che si basa sulla produzione a basso costo, sta avendo un significativo impatto ambientale negativo, con conseguenze a lungo termine sulla salute e sull’economia.

Dall’eccessiva dipendenza da monoculture come mais, riso, grano, soia, palma, all’allevamento intensivo, maiali e mucche, insieme all’uso massiccio di sostanze chimiche, stanno portando alla deforestazione e all’aumento delle emissioni di CO2, con potenziali ripercussioni economiche e sanitarie nei prossimi decenni.

Ma allora, cosa possiamo mangiare?

Ognuno conosce la propria disponibilità economica perciò risulta complicato dare delle indicazioni precise. Una cosa però è certa. Vista la quantità di prodotti che attualmente il mercato ci mette a disposizione, siamo noi stessi a dover fare attenzione, in primis leggendo attentamente le etichette, impiegando il tempo necessario per comprenderle appieno. Perché non è possibile barattare la propria salute con il risparmio economico. E non dimentichiamo che i cibi ultra processati creano dipendenza, quindi l’unica soluzione è non consumarli.

Come riconoscere i cibi ultraprocessati: alcuni indicatori

Per semplificare, si tratta di prodotti ampiamente manipolati dall’industria, progettati per essere invitanti e redditizi, ma che, in realtà, sono composti principalmente da ingredienti artificiali, con poco o nessun valore nutritivo.

Pur essendo commestibili, non offrono quei benefici nutrizionali che ci si aspetterebbe da un vero alimento.

Presenza di aromi significa cibo ultraprocessato

Nel 2009, l’Università di San Paolo ha creato la classificazione Nova, un sistema che ordina gli alimenti in base all’intensità della trasformazione a cui essi sono stati sottoposti.

I marcatori Nova, quindi, identificano i cibi ultraprocessati dalla presenza di: aromi, coloranti, emulsionanti, addensanti e altri additivi, tra gli ingredienti.

Se non puoi riprodurlo a casa significa che è ultraprocessato

È il sistema più semplice per capire se un cibo è ultraprocessato: basta chiedersi se in dispensa abbiamo tutti gli ingredienti per replicare quell’alimento.

Se la risposta è negativa significa, che è un cibo ultraprocessato.

Vegano non significa sempre salutare

Quasi tutti i sostituti vegetali della carne sono ultraprocessati.

I burger vegetali, pur essendo spesso presentati come alternative più salutari alla carne, possono rientrare nella categoria dei cibi ultra-processati, soprattutto se contengono molti additivi, ingredienti raffinati e conservanti.

È importante leggere attentamente le etichette e scegliere prodotti con ingredienti semplici e riconoscibili, evitando quelli eccessivamente trasformati.

Bevande vegetali: dipende (leggete bene l’etichetta)

Tecnicamente, le bevande vegetali, come quelle a base di avena, soia o riso, sono ottenute da ingredienti come cereali o legumi che vengono messi in ammollo, cotti e poi frullati e filtrati.

Questo processo, di per sé, le rende già dei cibi processati.

Tuttavia, molte bevande vegetali disponibili in commercio contengono ingredienti aggiunti come emulsionanti, proteine isolate e altri additivi che le trasformano da cibi processati in ultraprocessati.

Una dose di consumo sicura non esiste

Più cibi ultra-processati si mangiano, maggiore è il rischio di sviluppare una vasta gamma di problemi di salute, come evidenziato da un recente studio pubblicato sul British Medical Journal.

Questi alimenti, che includono snack confezionati, bevande zuccherate e molti prodotti da fast food, sono stati collegati a 32 diverse condizioni avverse, come malattie cardiache, tumori, diabete di tipo 2, obesità, problemi di salute mentale e molto altro.

Purtroppo, gli studi attuali non sono in grado di definire un livello di consumo sicuro per questi alimenti, il che implica che non esiste una quantità di cibi ultra-processati che possa essere considerata priva di rischi per la salute.

Monica Cinti

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